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canne fumarie collettive1

 

Da quando, dal 26 settembre 2015, la direttiva Ecodesign ha vietato la produzione di caldaie diverse da quelle a condensazione (a parte in alcuni casi particolari) gli installatori si sono dovuti confrontare con la difficoltà di sostituire i vecchi apparecchi con quelli nuovi che, per loro natura, richiedono un sistema di evacuazione dei prodotti della combustione differente.


Come sappiamo, nel caso di canne collettive ramificate, è ancora possibile eseguire una mera sostituzione con una caldaia a tiraggio naturale appositamente prodotta o, nel caso si scegliesse di installare un apparecchio a condensazione, posto che vi sia la possibilità di rispettare le distanze stabilite dalla norma UNI 7129:2015, vi è la possibilità, sancita dal DPR n. 412/93 così come modificato dal D.lgs 4 luglio 2014, di scaricare a parete.


Ma nel caso ci si trovasse di fronte ad una canna fumaria collettiva non ramificata? Come ci si potrebbe comportare in questo caso?


Le soluzioni sono diverse: nuovo sistema fumario, scarico a parete (a patto di rispettare i requisiti di cui al DPR n. 412/93 e s.m.i.), utilizzo della canna fumaria esistente.


Bene, sicuramente è inutile negare che l’ultima ipotesi appare quella più interessante: costi minori, lavori meno invasivi, maggiore velocità di realizzazione. Ma è una soluzione sempre applicabile?


Per rispondere facciamo riferimento al testo della UNI 7129:2015 PARTE 3, dove, al punto 5.1, si spiega:

“nel caso di canne collettive esistenti, è ammessa la possibilità dì sostituire un apparecchio di tipo C convenzionale con uno a condensazione solo in presenza di verifica dimensionale secondo la UNI EN 13384•2, la UNI 10641 o altro metodo di comprovata efficacia, che preveda la possibilità di sostituire tutti gli apparecchi collegati con apparecchi a condensazione (anche in momenti diversi) e garantisca la funzionalità in ogni condizione.
Inoltre, prima della verifica dimensionale devono essere verificate le altre caratteristiche essenziali per garantire la compatibilità tra la canna collettiva e i nuovi apparecchi nonché il corretto funzionamento ad umido della canna collettiva.”

Quindi la sostituzione di una caldaia convenzionale con una a condensazione non è un’operazione che può essere data per scontata, ma richiede un’attenta verifica preliminare e l’intervento di un termotecnico che ne certifichi la fattibilità.


Tale verifica consiste nell’accertare prima di tutto che il materiale utilizzato sia compatibile con il funzionamento del nuovo apparecchio. Sull’etichetta del prodotto o sul certificato CE, bisogna quindi controllare la designazione specifica del materiale, nella quale dobbiamo trovare le seguenti indicazioni:
- la lettera “W” (idoneo a lavorare a umido),
- il grado di resistenza alla corrosione “V2” (idoneo per una condensazione a gas)
- la tenuta di pressione, almeno P1 (minimo per apparecchi forzati). In quest’ultimo caso potrebbe essere opportuno eseguire una prova di tenuta sul campo.


Se tutto quanto sopra viene rispettato, il prodotto potrebbe essere adatto ad un utilizzo promiscuo. Prima di procedere all’installazione è però necessario eseguire un secondo controllo, verificando che il diametro del camino esistente sia dimensionato in modo tale da permettere che tutte le caldaie installate attualmente possano col tempo essere sostituite con altre a condensazione, preservando così il diritto di utilizzo del bene condominiale a tutti i condomini.
Trattandosi di canna fumaria collettiva, ovviamente la verifica del diametro e, più in generale, del dimensionamento, deve essere eseguita da un tecnico/progettista abilitato, che rilascerà specifica dichiarazione.


Concludiamo sottolineando il fatto che quanto appena esposto, così come ribadito dalla norma stessa, vale esclusivamente per impianti esistenti su cui deve avvenire la sostituzione di una caldaia e non per le nuove realizzazioni. In quest’ultimo caso infatti, è espressamente vietato mischiare apparecchi di Tipo C tradizionali con quelli a condensazione.


Professional Team srl

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