VENTILAZIONE E COVID-19: NUOVE INDICAZIONI DALL'ISS

Con l’arrivo della bella stagione e le progressive riaperture, ritorna ad essere estremamente attuale il tema della ventilazione dei locali legato al contagio da COVID-19. Risulta quindi perfetto il tempismo dell’Istituto Superiore di Sanità, che la scorsa settimana ha pubblicato un aggiornamento delle proprie “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie” in relazione all’emergenza Covid-19.

Il documento, scaricabile da questo link, presenta diverse novità rispetto alle precedenti versioni, tra cui la principale è l’attenzione prioritaria data alla trasmissione aerea del coronavirus – dimostrata come predominante da numerosi studi scientifici nel corso degli ultimi mesi e riconosciuta dall’Oms. Di conseguenza, piuttosto che sulla sanificazione delle superfici, gli esperti dell’Iss raccomandano una maggiore attenzione agli accorgimenti per la sanificazione dell’aria e degli ambienti. L’infezione tramite contatto con superfici contaminate, infatti, viene riconosciuta come molto rara (addirittura 1 caso ogni 10 mila secondo i CDC statunitensi).

Il ruolo dell’inalazione aumenta all’aumentare della distanza dalla sorgente infetta, in particolare nelle seguenti condizioni:
• spazi chiusi con ventilazione o trattamento dell’aria inadeguati;
• aumento dell’espirazione dei fluidi respiratori se la persona infetta è impegnata in uno sforzo fisico o parla a voce alta;
• esposizione prolungata a queste condizioni (oltre i 15 minuti).

 

Secondo le indicazioni dell’Iss, il ricambio d’aria all’interno degli ambienti può essere realizzato anche attraverso l’apertura regolare e ottimizzata delle finestre e di altri accessi, escludendo quelle più vicine alle strade trafficate ed evitando di effettuare tale operazione nelle ore di punta del traffico. La quantità dei volumi d’aria da cambiare ogni ora varia a seconda delle stime: l’ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) raccomanda un volume variabile da 3 a 5, mentre l’Oms fornisce un’indicazione di massima pari a 10 litri d’aria per secondo per persona.


Quando sono in uso sistemi di ventilazione l’Iss raccomanda inoltre di “porre elevata attenzione alla direzione del flusso dell’aria per evitare il passaggio della stessa tra diverse persone e prevenire l’eventuale trasmissione del contagio”.


ISS, sottolinea inoltre il problema legato agli ambienti chiusi e molto affollati, come può essere una classe scolastica. In questo caso la ventilazione non è una misura sufficiente a scongiurare il rischio di infezione, perché sarebbero richiesti valori troppo elevati “per essere considerati come soluzione tecnica praticabile”. Per questo è necessario intervenire prioritariamente sulla riduzione dell’emissione e sugli altri fattori determinanti, in modo da rendere accettabile “un ricambio d’aria ragionevolmente praticabile”.
A questo scopo, il nuovo documento dell’Iss prende in considerazione la possibilità di utilizzo di purificatori a filtro o ionizzatori, che possono migliorare la qualità degli ambienti interni, a patto che siano utilizzati apparecchi consoni al volume degli ambienti (in termini di portata, o capacità, di un sistema di filtrare un determinato volume di aria) e che sia verificata frequentemente l’efficienza dei filtri utilizzati. Si sottolinea però che “l’aria di ricircolo filtrata non sostituisce in nessun caso i ricambi dell’aria con aria esterna”. I purificatori da soli, insomma, non sono sufficienti a proteggere le persone dal Sars-CoV-2. Stesso discorso vale per le tecnologie a ionizzazione, la cui efficacia come biocidi è in corso di valutazione sulla base del Regolamento (UE) 528/2012 (BPR).

 

Fonte CASA&CLIMA.com