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legionella

 

Cinquantadue infettati e quattro morti a Bresso, in Provincia di Milano a causa della legionella.
Non si tratta di una notizia recuperata da qualche vecchio giornale dalla carte ormai ingiallita, ma di una news che tutti abbiamo potuto leggere sui nostri smartphone poco più di un mese fa. Ma come è possibile che un batterio così ben conosciuto possa causare così tante vittime ancora oggi?
Il problema risiede probabilmente nel fatto che il rischio legato a questo germe sia largamente sottovalutato dai più, cosa che porta a comportamenti che ne favoriscono la proliferazione. Ma quindi, cosa è necessario fare per prevenire il rischio di contagio. Andiamo ad analizzare insieme la situazione.


Prima di tutto specifichiamo che la legionellosi o malattia del legionario è un'infezione causata dal batterio Legionella pneumophila, i cui principali sintomi sono simili a quelli di una polmonite. Il germe Legionella è stato così denominato nel 1976, dopo che un'epidemia si era diffusa tra i partecipanti al raduno della Legione Americana in un hotel di Philadelphia. In quell'occasione, 221 persone contrassero questa forma di polmonite precedentemente non conosciuta, e 34 morirono. La fonte di contaminazione batterica fu identificata nel sistema di aria condizionata dell'albergo.


L'infezione da Legionella non si trasmette da persona a persona, ma piuttosto viene trasmessa da flussi di aerosol e di acqua contaminata, come nel caso di ambienti condizionati o con l'uso di umidificatori. Il batterio, infatti, si riproduce soprattutto in ambienti caldi e umidi, come i sistemi di tubature, i condensatori o le colonne di raffreddamento dell'acqua, sui quali forma un film batterico. In particolare, il luogo dove più facilmente si sviluppa questo organismo sono gli ambienti acquatici caldi, tra i 32 e i 45 °C, con scarso ricircolo e ricchi di ruggine o depositi di calcare.


I più attenti avranno sicuramente notato, che questa è l'esatta descrizione di un classico accumulo per l'acqua calda sanitaria. Diventa quindi essenziale controllare frequentemente le fonti d'acqua utilizzate, ed inserire delle precauzioni all'interno degli impianti, per evitare la colonizzazione batterica, anche perché può succedere che, in assenza delle condizioni ideali, la legionella stessa provveda a realizzare un ambiente idoneo al proprio sviluppo (biofilm), in grado di resistere sia all'azione termica che a quella chimica.


Per ridurre la pericolosità di questo batterio, possiamo agire già in fase di progettazione, eliminando la possibilità di ristagno dell'acqua (impianti con ricircolo) e prevedendo, ove possibile, tubazioni di rame per la distribuzione finale, in quanto questo materiale inibisce la formazione della legionella. Un'alternativa è costituita dalla produzione istantanea dell'ACS, che, non prevedendo accumuli, evita lo sviluppo di colonie abbastanza numerose da risultare pericolose.


Premettendo che l'acqua che giunge dall'acquedotto è, almeno generalmente, priva di questo germe, un altro metodo, può essere quello di trattare l'acqua al suo ingresso nell'impianto attraverso un filtro, un elemento anticorrosivo ed, eventualmente, un addolcitore. Questi trattamenti, peraltro, almeno in parte, obbligatori, permettono di liberare l'impianto da impurità come fanghi, ruggine e calcare, ovvero dagli elementi che permettono al germe di proliferare.


Esistono poi specifici microfiltri per i batteri della legionella. Questi hanno una maglia finissima, che permette di filtrare fino a 0,2 μm (ovvero 0,0002 mm), quindi è facile capire che la loro sostituzione deve essere eseguita con una certa periodicità. Devono inoltre essere applicati in abbinamento solo su impianti con acqua priva di impurità, pena l'intasamento immediato.


Ma come difendersi una volta che l'impianto è entrato in funzione? Il primo metodo è la disinfezione termica. Questo prevede l'aumento della temperatura dell'acqua sopra i 60°C per un tempo considerato sufficiente alla disinfezione. Il tempo varia in base alla temperatura raggiunta, poiché a 60°C la legionella muore entro 32 minuti, a 66°C entro 2 minuti, mentre a 70°C la morte è istantanea. L'efficacia è però garantita solo se raggiungono tutti i punti dell'impianto, compresi i terminali di distribuzione. Quindi, per essere realmente al sicuro, dovrei aprire anche i rubinetti e far uscire l'acqua a 60°C per una mezz'oretta. Inoltre questo metodo non incide sul biofilm e quindi le colonie possono riformarsi nel giro di qualche settimana.


In abbinamento allo shock termico, può essere irradiata l'acqua con lampade a raggi ultravioletti, che permettono di ottenere la disinfezione dei punti periferici. Tale metodo, infatti, è efficace se impiegato in prossimità dei punti di utilizzo, mentre non ha effetto sul biofilm e sulle zone di ristagno.


Le altre possibilità sono più costose e necessitano di apparecchiature più specifiche. Di conseguenza, non sono adatte alla prevenzione, ma solo a trattamenti realizzati in caso di pericolo accertato. Si può, per esempio, aggiungere cloro in concentrazione elevata (> 3 mg/l) all'acqua dell'impianto. Il vantaggio di questo metodo è che l'agente chimico raggiunge adeguatamente tutti i punti ed agisce anche sul biofilm in maniera efficace. Il rovescio della medaglia è che l'acqua, così trattata, perde le sue caratteristiche di potabilità, oltre a diventare corrosiva per determinati tipi di tubature. Quindi la disinfezione attraverso il cloro prevede la necessità di lavaggi dell'impianto prima di ripristinare la distribuzione dell'acqua. In alternativa al cloro, lo stesso trattamento può essere eseguito con il biossido di cloro, il quale può essere utilizzato a concentrazioni molto minori (0,4 mg/l) e conseguentemente creare meno problematiche.


Altre alternative sono il trattamento basato sull'ozono, altro agente ossidante formidabile, ma decisamente meno pericoloso per la potabilità rispetto al cloro, e quello che prevede l'utilizzo di una soluzione stabile di acqua ossigenata e argento. Quest'ultimo metodo è relativamente recente e ancora poco diffuso, quindi non sono ancora disponibili risultati da cui dedurne la validità.


Ma il pericolo Legionella non arriva solo dalle tubazioni, ma anche dagli impianti di condizionamento o industriali dotati di torri evaporative, ambienti costantemente umidi dove l’acqua raggiunge le temperature più idonee alla proliferazione del germe. Come ci si può difendere in questi casi? L’unica soluzione è giocare di anticipo: molti produttori realizzano apparecchi con materiali (es polipropilene) che impediscono la proliferazione batterica, con un design privo di spigoli vivi ed insenature.


E’ inoltre fondamentale una manutenzione costante ed una pulizia assidua: trasportati dalle particelle d’acqua i batteri possono infatti contagiare persone anche a chilometri di distanza.

Lavorando con coscienza, sconfiggere la legionella è quindi un'impresa tutt'altro che titanica. L'importante, comunque, è non sottovalutare la minaccia, perché essa è reale. E la difesa della salute non ha prezzo!

 
Ing. Alfero Daniele
Collaboratore Tecnico
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