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Inutile negarlo, poter ammirare con soddisfazione la propria opera poco prima del termine, quando le tubazioni sono ormai stese e non restano che poche operazioni prima di poter pronunciare la parola fine, è uno dei motivi che sostengono gli installatori nel proseguire, nonostante le mille difficoltà, con cura e dedizione il loro lavoro. Dopo quei brevi attimi di compiacimento, arriva però uno dei momenti più critici di tutto il lavoro: la prova in pressione della tubazione.


Qualunque sia il fluido che scorre all’interno delle tubazioni appena realizzate è infatti importante verificare che non ci siano perdite, onde evitare di dover risolvere più tardi spiacevoli inconvenienti, sopportando, nel migliore dei casi, le lamentele di un cliente infuriato. E nel caso di una tubazione che trasporta gas, sia esso metano o GPL, i rischi sono ancora maggiori, trattandosi di sostanze infiammabili e, in specifiche concentrazioni, esplosive, che, in caso di incidente possono causare gravi lesioni o anche la morte di diverse persone.


Vediamo quindi, proprio nel caso di gas combustibili, come la normativa prescrive di operare.
Per impianti con P<35 kW, tale prova deve essere eseguita secondo quanto descritto nella UNI 7129, per impianti di nuova realizzazione, e secondo la UNI 11137-1, per impianti pre-esistenti.


Nel primo caso la procedura da seguire è la seguente:

1) Si inseriscono dei tappi a tenuta a valle di ogni rubinetto d’utenza e a monte del punto di inizio;
2) Tramite la presa pressione si immette aria o gas fintanto che l’impianto non abbia raggiunto la pressione maggiore di 100 mbar e inferiore a 150 mbar;
3) Si attende un tempo di almeno 15 minuti necessario a stabilizzare la pressione e si effettua una prima lettura;
4) Si attendono ulteriori 5 minuti per effettuare una seconda lettura che deve rilevare una caduta di pressione non maggiore di specifici valori, a seconda della dimensione dell’impianto (0,5 mbar per volumi minori o uguali a 100 l, 0,2 mbar per volumi compresi tra 100 e 250 l, 0,1 mbar per volumi compresi tra 250 e 500 l).


Ma, come anticipato, può essere necessario eseguire una prova di tenuta anche su impianti pre-esistenti. Questo accade quando vi è un persistente odore di gas, avviene la sostituzione di un apparecchio, cambia il tipo di gas, si riattivano impianti inattivi da oltre 12 mesi. E’ inoltre necessario eseguire una verifica decennale degli impianti.


In questi casi si seguono le prescrizioni della UNI 11137 che, prima di eseguire la prova di tenuta vera e propria, ammette una verifica preliminare, che si compone di una verifica con il contatore o di una verifica con la caduta di pressione. Se questa verifica ha esito positivo, non è necessario eseguire la prova di tenuta.


Nel primo caso, si ricercano eventuali perdite mediante la lettura del contatore di gas, a determinati intervalli di tempo (15 min). Questo metodo però, può essere utilizzato solo se la portata minima del contatore è minore di 1 dm3
/h per gas naturale o 0,4 dm3/h per GPL.


La verifica con il metodo della caduta di pressione può invece essere eseguita solo su impianti con volume interno fino a 18 dm3
(contatore escluso). Si considera accettabile una perdita di 100 Pa in 1 minuto per il gas naturale e 2,5 minuti per il GPL.


Se queste verifiche non danno esito positivo occorre eseguire la verifica di tenuta standard. Negli impianti già in funzione sono consentiti i seguenti valori di perdita:

•Perdita ≤ 1 dm3/h: tenuta idonea al funzionamento.
•1 dm3/h < Perdita ≤ 5 dm3/h: tenuta idonea al funzionamento temporaneo. È obbligatorio l’adegamento entro 30 giorni.
•Perdita > 5 dm3/h: tenuta non idonea al funzionamento. L’impianto è pericoloso e deve essere messo fuori servizio.


Sono quindi diverse le procedure da rispettare e, sicuramente, l’esecuzione di queste prove può risultare lunga, soprattutto quando, come accade oggi, i clienti hanno sempre fretta di vedere completati i lavori. Tuttavia, almeno in questo caso, è sicuramente nel loro interesse, oltre che in quello dell’installatore, farli aspettare...

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