SE FAI RUMORE...

Il problema della rumorosità degli impianti è oggi sempre più sentito ed è un aspetto a cui l’installatore deve porre grande attenzione. Se infatti i produttori lavorano per ottimizzare le prestazioni degli apparecchi, è anche vero che un’installazione non idonea può compromettere tutti i miglioramenti e le caratteristiche ottenuti in fase di progettazione. E questo aspetto è da considerare non solo per il comfort del cliente, ma anche per evitare che l’apparecchio installato disturbi il vicinato.

Quanto appena detto vale in particolar modo (ma non esclusivamente) per gli impianti di condizionamento e le pompe di calore, soprattutto split, ormai quasi onnipresenti nelle abitazioni. Proprio perché di piccole dimensioni e maneggevoli, questi sono infatti scelti ed installati senza precauzioni e diventano spesso fonte di disturbo per i vicini, soprattutto d’estate in orario notturno (per legge non si può superare per più di 5 decibel –periodo diurno- o 3 decibel –periodo notturno- il rumore residuo della zona specifica).

Seguire le istruzioni del fabbricante in merito alle distanze ed installare i piedini antivibranti sono quindi due passaggi fondamentali. Ma sfortunatamente, a volte, questo non è sufficiente…

Esistono infatti alcune situazioni particolari in cui si possono avere, a fronte di valori di rumore accettabili previsti al recettore più sensibile, fenomeni di amplificazione. Ad esempio se le macchine sono installate in una corte interna bisogna tenere in conto eventuali fenomeni di risonanza, così come la presenza di eventuali superfici curve può dare luogo a fenomeni di “focalizzazione acustica” (lo stesso meccanismo degli specchi ustori di Archimede) che rendono un recettore, anche se non particolarmente vicino al macchinario, molto sfortunato. Di notevole importanza è anche il luogo di ricezione, dove si effettuano le misurazioni, in caso di macchine già installate che producono rumore: all’interno delle stanze bisogna sempre fare attenzione ai fenomeni tipici delle stanze di piccole dimensioni.

E attenzione a non sottovalutare la questione, perché le conseguenze potrebbero non limitarsi ad un litigio con i vicini.


La questione è stata infatti recentemente trattata dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 28036 del 2021, è intervenuta nuovamente su questo argomento ribadendo gli estremi per la riconoscibilità e risarcibilità del danno.
Nel caso in esame Tizio, proprietario del fabbricato ove Caio aveva affittato un immobile, ha impugnato la sentenza di secondo grado lamentando il riconoscimento a favore di quest’ultimo del risarcimento dei danni non patrimoniali subiti a causa delle immissioni rumorose provenienti dal suo impianto. La Corte di Cassazione, a conferma della pronuncia della Corte d’Appello, ha affermato che: “la premessa in iure da cui muovono le censure dei ricorrenti – cioè che in assenza di prova della lesione del diritto alla salute, le immissioni intollerabili non giustifichino l’accoglimento della richiesta risarcitoria di chi si affermi danneggiato – è stata superata dalla giurisprudenza di questa Corte, che, dapprima, con la pronunce n. 26899 del 19/12/2014 e n. 20927 del 16/10/2015, poi, con la decisione a sezioni unite n. 2611 dell’1/02/2017, ha ammesso il risarcimento del danno non biologico, qualora sia riscontrabile una lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione, e del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Non solo: ha espressamente previsto che la prova di detto pregiudizio possa essere data per presunzioni, sulla base delle nozioni di comune esperienza”.


Di conseguenza, nel caso di specie, la Corte d’Appello, proprio rifacendosi a tale insegnamento giurisprudenziale ha ritenuto sussistere il danno non patrimoniale correttamente provato per presunzioni.