SUPERBONUS 110%: ARRIVANO GLI EMENDAMENTI, MA MANCANO ANCORA I DECRETI ATTUATIVI

La data designata è arrivata ed ormai ce la siamo lasciata alle spalle: dallo scorso primo luglio è, solo in teoria, possibile usufruire del Superbonus del 110%. Tuttavia l’iter parlamentare e di definizione delle regole è stato molto più lento di quanto previsto ed il tanto atteso incentivo rimane ancora un miraggio.

 

Questo incentivo, nato per far ripartire l’economia a seguito del COVID-19, potrà essere utilizzato per interventi svolti su edifici condominiali o su proprietà uniche, sui quali si realizzino importanti interventi di risparmio energetico e di prevenzione antisismica, riuscendo così ad alzare al 110% la detrazione di numerosi altri interventi, tra cui anche quelli sulle facciate.

Tuttavia, leggendo attentamente le indicazioni contenute nel provvedimento, ottenere l’incentivo non pare così facile. I requisiti degli interventi indicati sono infatti abbastanza stringenti:
- interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, vale a dire il “cappotto termico” (spesa massima agevolabile: 60mila euro moltiplicato il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio);
- interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, o con impianti di microcogenerazione (spesa massima: 30mila euro moltiplicato il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio);
- interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, compresi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, o con impianti di microcogenerazione (spesa massima: 30mila euro).
Inoltre per poter sfruttare gli incentivi, i lavori svolti dovranno permettere di ottenere un miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, o, se questo non possibile (come nel caso degli edifici già molto performanti), il conseguimento della classe energetica più alta. Questi risultati dovranno essere dimostrati tramite la presentazione dell’APE.

Ora la Commissione Bilancio ha approvato una serie di emendamenti al Decreto Rilancio tra cui anche alcuni inerenti al nuovo Sismabonus del 110%.

Le novità approvate riguardano specificamente il campo di applicazione del meccanismo incentivante e danno ora la possibilità di ottenere un bonus del 110% per grandi interventi antisismici o di riqualificazione energetica anche a:
- Seconde case, comprese le villette a schiera;
- Edifici che siano demoliti per poi essere ricostruiti;
- Unità immobiliari funzionalmente indipendenti ma collocate all’interno di edifici plurifamiliari.

I nuovi emendamenti approvati hanno poi introdotto tra gli interventi incentivabili anche quelli che comportano l’acquisto e l’installazione di collettori solari e caldaie a biomasse in classe 5 stelle, ma, queste ultime, solo se adottate in sostituzione di una caldaia a biomassa pre-esistente.

Altri importanti cambiamenti riguardano l’art. 121 del Decreto Rilancio, che si riferisce specificamente alla cessione del credito ed allo sconto in fattura. In caso cliente ed impresa trovassero l’accordo per l’utilizzo di questa pratica, il credito d’imposta che spetta al fornitore di beni e servizi è pari alla detrazione originariamente spettante al beneficiario, indipendentemente dal livello di sconto applicato, ed è successivamente cedibile ad altri soggetti, tra cui istituti di credito e altri intermediati finanziari.

Si prevede inoltre la possibilità di scegliere la cessione e lo sconto per ciascuna fattura emessa, qualunque sia lo stato di avanzamento lavori: una novità che permetterebbe alle aziende di gestire la loro liquidità e, di conseguenza, aumenterebbe la platea degli aderenti a questa possibilità. Ci sono però delle limitazioni: non vi possono essere più di due cessioni e gli stati di avanzamento lavori non possono essere più di due per ciascun intervento. Devono rifarsi ad almeno il 30% del medesimo intervento.

Per far partire ufficialmente il Superbonus mancano però ancora il decreto MiSE sulle asseverazioni tecniche ed i provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate, senza i quali questo incentivo rimane ancora disponibile solo sulla carta.