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FLAMMABLE

 

Tutti abbiamo notato come il mercato dei climatizzatori split residenziali e piccolo commerciali stia vivendo una fase di profondo cambiamento, legata alla scelta (obbligata) di molti produttori di abbandonare i vecchi gas refrigeranti per passare a sostanze con un più basso GWP (=Global Warming Potential). Questo processo di cambiamento si è però scontrato con un nuovo importante problema: l’infiammabilità dei gas. Se infatti i refrigeranti di “vecchia generazione”, come R404, R410A, eccetera, potevano, almeno da questo punto di vista, essere considerati sicuri, tutte o quasi le sostanze individuate come possibili sostituti (R32, propano…) sono considerate infiammabili.


Ciò comporta maggior attenzione da parte dei produttori, ma anche grande professionalità da parte degli installatori, che devono svolgere il loro compito in maniera impeccabile ed utilizzando attezzatura appositamente studiata per evitare la generazione di scintille, al fine di garantire la tenuta dell’impianto e, di conseguenza, la sicurezza degli utenti finali.


Ma oltre ai problemi tecnici, ve ne sono altri di natura “legislativa”. L’utilizzo di sostanze infiammabili all’interno degli edifici è infatti regolato dalle normative tecniche e dalla legislazione italiana e richiede quindi il rispetto di determinate condizioni.


Ma quali sono quindi i fattori che determinano la quantità di refrigerante infiammabile che può essere utilizzata?


L’ubicazione dell’impianto (es. sotto o sopra il livello del suolo), l’utilizzo della zona che si sta raffreddando (es. accesso illimitato al pubblico o alle sole persone autorizzate), il tipo di sistema (es. a espansione diretta secondaria/ di refrigerazione o di condizionamento dell’aria) sono i punti fondamentali da tenere a mente. I limiti sono poi differenti per le applicazione di climatizzazione e le applicazioni di raffreddamento/riscaldamento non destinate al comfort.


In generale, i sistemi con una carica di refrigerante inferiore a 150 g possono essere collocati dovunque (a parte negli ambienti considerati esplosivi), mentre per quantitativi superiori bisogna fare una valutazione caso per caso.


Per le applicazioni di raffreddamento/riscaldamento la carica massima si basa sull’LFL (lower flammability limit=limite inferiore di infiammabilità) del refrigerante, la superficie e l’altezza dell’unità interna. Si ha quindi la seguente formula di calcolo.

M = 2.5 x LFL1.25 x h x √A

M = carica massima, Kg
LFL: limite inferiore di infiammabilità, kg/m3
H = altezza dell’unità, m, (0,6 per il montaggio a pavimento, 1,0 per finestra, 1.8 per parete, 2.2 per il soffitto)
A = superficie, m2


Per chierire il concetto è opportuno fare un esempio.


Consideriamo un sistema split di condizionamento dell’aria con un’unità interna montata a soffitto in una stanza di 9 m di lunghezza per 5.5m di larghezza che usa refrigerante propano R290 (gas altamente infiammabile)

M = 2.5 x 0.0381.25 x 2.2 x √(9 x 5.5) = 0.65 kg

Se invece avessimo utilizzato una macchina con refrigerante R32 avremmo avuto che

M= 2.5x0.3071.25x2.2x√(9 x 5.5) = 8.84 kg


Da quanto sopra risulta evidente come, nel caso del R32, i limiti di carica siano facilmente gestibili, mentre per altri tipi di refrigerante, considerati più pericolosi ma comunque disponibili sul mercato, la situazione può risultare più complessa.


Oltre alla regola precedente, valida per i sistemi di climatizzazione, è poi necessario considerare i requisiti legislativi dello Stato in cui ci si trova ad operare. In Italia gli installatori devono ricordarsi delle restrizioni dettate dalla normativa (più o meno datata) sulla prevenzione incendi in base alla quale le installazioni con refrigeranti infiammabili sono di fatto limitate in casi come:

  • Alberghi
  • Uffici con oltre 25 persone
  • Attività commerciali oltre i 400mq
  • Scuole
  • Ospedali (compresi anche gli ambulatori)


Per gli alberghi, gli uffici, gli ospedali, i locali di pubblico spettacolo, sia per gli impianti centralizzati che per quelli localizzati è consentito il condizionamento dell’aria a condizione che il fluido refrigerante non sia infiammabile e/o tossico.


Per le sopracitate attività commerciali la limitazione è  analoga, ma gli impianti localizzati di tipo UTA possono essere installati direttamente negli ambienti serviti purché la potenza elettrica di ognuno non superi i 50 kW .


Anche nelle scuole, nei gruppi frigoriferi devono essere utilizzati  fluidi frigorigeni non infiammabili, ma negli impianti centralizzati con potenza > 75 kW i gruppi stessi devono essere inoltre installati in locali appositi, così come le centrali di trattamento aria superiori a 50.000 mc/h .


Limitazioni queste che complicano decisamente il lavoro degli installatori, che devono fare molta attenzione, oltre a non superare le quantità limite, anche a non ricadere nelle casistiche sopracitate in cui è vietato l’uso di refrigeranti infiammabili.

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