F-GAS: PUBBLICATO IL NUOVO DECRETO SANZIONI

All’inzio dello scorso anno è entrato in vigore il D.P.R. 146/2018, che ha “rivoluzionato” il mondo della certificazione F-GAS, introducendo una serie di obblighi per imprese e rivenditori che hanno reso molto più complesso operare per tutti coloro che non si erano messi in regola fino a quel momento. Tuttavia, al fine di tutelare le aziende e gli operatori rispettosi della normativa, mancava ancora un tassello fondamentale: l’aggiornamento della disciplina sanzionatoria che, ad oggi, fa ancora riferimento al vecchio D.P.R. 43/2012.

La situazione si appresta però a cambiare: sulla Gazzetta Ufficiale n.1 del 2 gennaio 2020 è stato pubblicato il decreto legislativo 5 dicembre 2019, n. 163, recante “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (UE) n. 517/2014 sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il regolamento (CE) n. 842/2006”. Il decreto entrerà quindi in vigore il 17 gennaio prossimo.

 

Ma cosa prevede il nuovo testo? Riuscirà a tutelare il lavoro delle aziende certificate? Vediamolo dando insieme un’occhiata ai contenuti del provvedimento.

La parte fondamentale ai fini dell’applicazione del Regolamento Europeo si trova all’art. 3 del D.Lgs dove si legge che “Chiunque rilascia in modo intenzionale nell'atmosfera gas fluorurati a effetto serra, se il rilascio non e' necessaria conseguenza tecnica dell'uso consentito, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000,00 euro a 100.000,00 euro.”

All’interno dello stesso articolo e del successivo si procede poi all’identificazione dell’operatore, cioè del proprietario dell’apparecchio di condizionamento e refrigerazione, come la persona effettivamente responsabile per quello che riguarda le operazioni di riparazione e manutenzione. Si specifica infatti cheL'operatore che rilascia in modo accidentale gas fluorurati a effetto serra e che, in caso di rilevamento di perdite di gas fluorurati a effetto serra, non effettua la relativa riparazione, senza indebito ritardo e comunque non oltre 5 giorni dall'accertamento della perdita stessa, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000,00 euro a 25.000,00 euro.”
Sanzioni amministrative da 5.000,00 euro a 15.000,00 euro sono inoltre previste per gli operatori che non fanno eseguire i controlli periodici di ricerca delle perdite quando previsti (a seguito di una riparazione e periodicamente per apparecchi contenenti più di 5 tonnellate equivalenti di CO2 di refrigerante).

Ma le sanzioni, ovviamente, sono previste anche in caso di mancanze da parte di aziende di istallazione e manutenzione.

Prima di tutto segnaliamo l’art. 8, il quale stabilisce che le persone fisiche e le imprese che svolgono le attività senza essere in possesso del pertinente certificato o attestato sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 euro a 100.000,00 euro. Stessa sorte tocca a tutte le aziende che affidano le attività di installazione, riparazione, manutenzione, ad un’impresa terza che non risulta certificata.

Per quanto riguarda le comunicazioni alla Banca dati FGAS degli interventi (installazione, manutenzione o riparazione), in caso di mancato inserimento delle informazioni previste o nel caso la comunicazione non venga eseguita entro 30 giorni dalla data di esecuzione dell’attività, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 15.000,00 euro.

Alcune precisazioni infine in merito alle vendite. Il Decreto Legislativo stabilisce che le imprese che forniscono gas fluorurati a effetto serra a persone fisiche o imprese che non sono in possesso del pertinente certificato sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 50.000,00 euro. Attenzione però: la medesima sanzione è prevista anche per le imprese che eseguono l’acquisto senza essere in possesso di certificato!
Anche per i rivenditori sono poi previste sanzioni in caso di mancata comunicazione della vendita alla Banca Dati FGAS: in questo caso gli importi delle sanzioni pecuniarie vanno da 500,00 euro a 5.000,00 euro.

In ultimo il decreto indica che l’ente preposto all’attività di vigilanza è il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che si avvale del Comando carabinieri per la tutela dell’ambiente (CCTA), dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA), nonché dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, oltre che degli agenti di polizia nell'ambito delle rispettive competenze.

Per chi volesse approfondire il tema, il testo del provvedimento è consultabile al seguente link

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