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smaltimento caldaie climatizzatori

Dopo una salita c’è sempre una discesa, recita un vecchio motto. Dopo una nuova installazione viene sempre lo smaltimento del vecchio apparecchio, potrebbero invece recitare centinaia di artigiani che si trovano quotidianamente a confrontarsi con la spinosa questione della gestione dei rifiuti. Iscrizione all’albo dei gestori ambientali, formulario rifiuti, comunicazioni annuali…cosa è obbligatorio? Cosa non lo è?


Senza avere la presunzione di coprire in poche righe l’intera e complessa materia, andiamo in questo articolo ad analizzare un caso particolare: lo smaltimento di un vecchio condizionatore.


Prima di tutto bisogna considerare che split, chiller e simili contengono gas refrigeranti, ovvero sostanze che, pur essendo inodori, incolori, non tossiche e apparentemente innocue, una volta rilasciate in atmosfera riducono lo strato di ozono e/o contribuiscono all’effetto serra: le molecole di CFC, HCFC e Halon sono capaci di reazioni chimiche nella stratosfera che causano il cosiddetto “buco nell’ozono”, mentre i gas fluorurati  HFC, PFC e SF6, concorrono ad aggravare il fenomeno del riscaldamento globale, intrappolando il calore con un’efficacia maggiore dei gas serra di origine naturale (ad esempio la CO2).


Per questo motivo il recupero e lo smaltimento dei gas refrigeranti è obbligatorio per legge, ed i fluidi giunti a fine vita, essendo classificati come rifiuti speciali pericolosi, devono essere trattati così come previsto dal D. lgs. 152/06


Una volta eseguito il recupero del gas dall’impianto, a seguito di un intervento di manutenzione straordinaria o per smantellamento dello stesso, il tecnico, in possesso del patentino frigoristi, deve avvalersi di un trasportatore autorizzato al trasporto rifiuti pericolosi per il conferimento dei fluorocarburi di rifiuto presso un Centro di Raccolta, il quale rilascerà specifica documentazione attestante l’avvenuta consegna ed il successivo trattamento. Ricordiamo che, nel caso si tratti di sostanze lesive per l’ozono, tale Centro di Raccolta dovrà essere autorizzato ai sensi della legge 549/93.


Esistono diverse strutture sul territorio nazionale, generalmente gestite dagli stessi produttori di refrigeranti, che offrono il servizio di ritiro e smaltimento.


Ma una volta eliminato il gas contenuto al suo interno rimane ancora da gestire la macchina vera e propria. In questo caso ci troviamo di fronte ad un rifiuto RAEE. Con questa sigla si identificano tutti i rifiuti che provengono da apparecchiature che dipendono per il loro corretto funzionamento dall’energia elettrica. Si tratta di rottami tecnologici, ad esempio piccoli e grandi elettrodomestici, apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni, apparecchiature di consumo, di illuminazione, strumenti elettrici ed elettronici, ecc. La maggior parte di questi rifiuti tecnologici è altamente inquinante, a causa della presenza di sostanze tossiche per l’ambiente e della non biodegradabilità. Per questi motivi sono molto difficili da gestire adeguatamente all'interno del tradizionale ciclo di raccolta e smistamento dei rifiuti semplici. Questi prodotti vanno pertanto trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti.


Lo smaltimento dei RAEE può essere eseguito autonomamente dall’utente, che può portarli gratuitamente presso i Centri di Raccolta comunali. Sfortunatamente il trasporto di un condizionatore non è così agevole ed è quindi estremamente frequente che il cliente si rivolga al tecnico che ha disistallato la macchina, il quale può (ed anzi deve, se è autorizzato all’attività di vendita) ritirare l’apparecchio e portarlo ai centri di raccolta.


Ma quali sono quindi gli adempimenti a carico dell’istallatore?


La gestione dei RAEE segue una procedura semplificata rispetto a quella dei normali rifiuti, ma resta comunque obbligatoria l’iscrizione all’apposita sezione dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali per le attività di raccolta e trasporto dei RAEE domestici. Per il trasporto di questi rifiuti è poi sufficiente un documento di trasporto compilato, datato e firmato, oltre ad un documento di autocertificazione attestante la provenienza domestica dell’oggetto.


Concludiamo ricordando che è anche possibile raggruppare un certo numero di macchine presso la propria sede, per poi provvedere allo smaltimento in un secondo momento. In questo caso deve essere compilato e tenuto presso gli uffici uno schedario numerato progressivamente dal quale risultino il nominativo e l’indirizzo del consumatore e la tipologia di RAEE. Lo schedario va conservato per tre anni dalla data dell’ultima registrazione.

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