DICHIARAZIONE DI RISPONDENZA: FACCIAMO CHIAREZZA

Più volte, nei nostri articoli, ci siamo soffermati ad analizzare quando e come deve essere redatta la Dichiarazione di Conformità, a chi deve essere consegnata, quali responsabilità ci si assume con la firma di questo documento. Girando per le nostre città e paesi, ci si rende però conto di una cosa: la maggior parte degli edifici sono antichi o vecchi, magari ben conservati, ma comunque realizzati prima del 2008, anno dell’entrata in vigore del DM n. 37 a cui la redazione della Di.Co. fa riferimento. Questo significa che, durante un intervento di riparazione o manutenzione, il tecnico si troverà facilmente di fronte ad un impianto realizzato in un periodo in cui la compilazione della documentazione tecnica relativa all’impianto non era obbligatoria (prima del 1990) o la cui documentazione, per varie vicissitudini, può essere stata persa (dal 1990 al 2008).

Poichè per ottenere il certificato di abitabilità di un immobile o per altre pratiche (vendita, affitto dell’immobile) potrebbe, prima di poter procedere, essere necessario certificare che uno degli impianti dell’edificio è legale anche per questi immobili, come bisogna comportarsi?

 

Nel caso in cui l’impianto venga modificato, si redigerà una nuova Dichiarazione di Conformità, mentre, se non si effettuano lavori sull’edificio, la normativa prevede la possibilità, esclusivamente per gli impianti realizzati antecedentemente al 2008, di compilare un documento denominato Di.Ri., che, in qualche modo, sostituisce la dichiarazione mancante.

E’ importante sottolineare che la Dichiarazione di Rispondenza non certifica la conformità alle normative attuali, ma quella alle normative dell’epoca, anche se adesso sono abrogate. Questo significa che, per un impianto del 1990, la Dichiarazione di Rispondenza evidenzierà la rispondenza dell’impianto alle normative del 1990.

A livello di contenuti, la Di.Ri. rispetta la struttura della Di.Co., ma, essendo basata su un’ispezione visiva e un controllo tecnico, contiene principalmente i dati delle verifiche svolte e, entrando più nel dettaglio, si compone di:
• Schemi e le planimetrie degli impianti;
• Relazione degli esami visivi svolti;
• Relazione e risultati delle prove e misurazioni strumentali effettuate;
• Identificazione e abilitazione del professionista che redige la DIRI;
• Riferimenti a dichiarazioni preesistenti (allegate), se disponibili, e normative prese come riferimento nella dichiarazione di rispondenza;
• Validazione con timbro del professionista.
La Dichiarazione di Rispondenza deve essere redatta in più copie e consegnata al committente, trattenuta dal professionista e, nei casi in cui è richiesto, consegnata in comune, dove sostituirà di fatto la Dichiarazione di Conformità.
Attenzione però: non tutti gli installatori possono redigere una Dichiarazione di Rispondenza!
Bisogna infatti considerare che questo documento è redatto a seguito di un’ispezione non invasiva dell’impianto. Questo significa che, nella pratica, alcune parti della realizzazione (ad esempio quelle poste sotto traccia) potrebbero non essere raggiungibili e sarà quindi solo l’esperienza del tecnico a permettere di comprendere se quanto in essere risulti a meno sicuro e funzionale.
Per questo motivo, i professionisti che possono rilasciare la Dichiarazione di Rispondenza sono solo gli installatori che ricoprono il ruolo di responsabile tecnico da almeno 5 anni o i progettisti che risultano essere stati operativi per lo stesso periodo.