LA MANUTENZIONE DELLO SCALDAACQUA: QUALI RIFERIMENTI NORMATIVI?

Un impianto termico è definito come un impianto tecnologico fisso destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, o destinato alla sola produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione, accumulo e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e controllo, eventualmente combinato con impianti di ventilazione. Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate.

 

Questa definizione esclude in maniera esplicita gli scaldabango, per cui quindi non valgono tutte le disposizioni normative e legislative relative a verifiche, controlli e manutenzioni, che invece sono presenti per gli impianti termici. Agli occhi di un tecnico risulta però perfettamente chiaro che anche uno scaldabagno, per quanto possa essere ben progettato e costruito, necessita della stessa attenzione e cura di un impianto di riscaldamento e di una caldaia. Operazioni che però non sono normate dal legislatore.

La competenza sulle tempistiche e sulle attività di manutenzione ricade esclusivamente sulle spalle dell’installatore?

Fortunatamente no, in quanto esistono comunque dei riferimenti normativi di tipo tecnico che  forniscono precise indicazioni su come operare.

Circa un anno fa, infatti, nel novembre del 2019, è stata pubblicata la norma UNI 10436 “Caldaie a gas con portata termica nominale non maggiore di 35 kW – Controllo e manutenzione”. Il documento affronta il tema della manutenzione e dei controlli di efficienza per le caldaie, ma, al suo interno, contiene anche importanti indicazioni per quanto riguarda gli scaldabagno: nel campo di applicazione si legge infatti che la stessa norma si applica anche agli scaldaacqua a gas per uso domestico e similare, aventi portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW.

Come di consueto il documento dell’UNI richiama alle indicazioni fornite dal fabbricante dell’apparecchio che hanno, come sempre, la precedenza. In assenza di queste ultime, specifica però una serie di controlli da effettuarsi con una periodicità almeno annuale.

Tali controlli, come si può ben immaginare,  sono i medesimi normalmente previste per le caldaie:  esame visivo del locale di installazione; esame visivo dei canali da fumo e condotti di scarico; controllo dell’evacuazione dei prodotti della combustione;analisi dei prodotti della combustione e misurazione in opera del rendimento di combustione; pulizia scambiatore; ecc.