REFRIGERANTI INFIAMMABILI: AUMENTERANNO I LIMITI DI CARICA?

Tutti abbiamo notato come il mercato dei climatizzatori split residenziali e piccolo commerciali stia vivendo una fase di profondo cambiamento, legata alla scelta (obbligata) di molti produttori di abbandonare i vecchi gas refrigeranti per passare a sostanze con un più basso GWP (=Global Warming Potential).
Questo processo di cambiamento si è però scontrato con un nuovo importante problema: l’infiammabilità dei gas. Se infatti i refrigeranti di “vecchia generazione”, come R404, R410A, eccetera, potevano, almeno da questo punto di vista, essere considerati sicuri, tutte o quasi le sostanze individuate come possibili sostituti (R32, propano…) sono considerate infiammabili.


Questo comporta maggior attenzione da parte dei produttori, ma anche grande professionalità da parte degli installatori, che devono svolgere il loro compito in maniera impeccabile ed utilizzando attezzatura appositamente studiata per evitare la generazione di scintille, al fine di garantire la tenuta dell’impianto e, di conseguenza, la sicurezza degli utenti finali.


Ma oltre ai problemi tecnici, ve ne sono altri di natura “legislativa”. L’utilizzo di sostanze infiammabili all’interno degli edifici è infatti regolato dalle normative tecniche e dalla legislazione italiana e richiede quindi il rispetto di determinate condizioni.

Sembra tuttavia che qualcosa stia per cambiare.


Un gruppo di lavoro della International Electrotechnical Commission (IEC) ha infatti presentato il 7 agosto scorso una proposta per aggiornare la norma di sicurezza (IEC 60335-2-40) per i sistemi di condizionamento dell’aria, le pompe di calore e i deumidificatori, che consentirebbe l’uso di grandi quantità di refrigeranti infiammabili, come il propano (R290).


La proposta prevede modifiche relative ai limiti di carica dei refrigeranti A3 (infiammabili), A2 (infiammabili in misura ridotta) e A2L (infiammabili in quantità inferiore) e pur non modificando la carica massima di idrocarburi in ambienti molto grandi, prevede di correggere, in virtù del livello tecnologico e di sicurezza raggiunto, la quantità di questi gas utilizzabili in stanze di dimensioni normali.
Per esempio, in una stanza di 20m2 con soffitto a due metri e venti, ad oggi un climatizzatore potrebbe contenere 334g di R290. Con la proposta, il limite di carica potrebbe salire, in considerazione di sicurezze aggiuntive sull’impianto.

Tornando all’esempio i limiti di R290 diventerebbero:
• 334g per un sistema split standard.
• 585g rispettando i requisiti di costruzione aggiuntivi per una progettazione robusta.
• 836g con sufficiente flusso d’aria (che può richiedere un rilevatore di gas per garantire il rilevamento di perdite).
• 988g se si utilizzano valvole di chiusura di sicurezza per garantire che la quantità di R290 fuoriuscita sia inferiore ai limiti di cui sopra.

Un incremento quindi di tutto rispetto!


In base alle dichiarazioni della commissione esaminatrice, se la proposta dovesse passare (e pare ci siano buone probabilità che questo accada) potrebbe essere pubblicata ed entrare formalmente in vigore entro la fine del 2021.
La parola “formalmente” è però obbligatoria perché, dopo la pubblicazione della norma IEC 60553-2-40 riveduta, gli organismi di normazione regionali e nazionali dovranno adottarla prima che possa entrare de facto in vigore in tali mercati. I tempi si allungheranno quindi di diversi mesi.