RILANCIO DELL'ECONOMIA: ECCO LE IDEE SUL TAVOLO

L’emergenza COVID-19 ha richiesto al Governo una serie di provvedimenti che, pur limitando il contagio, avranno una serie di ripercussioni estremamente importanti sull’economia. Per questo motivo, pur considerando che la priorità è la salute di tutti, l’esecutivo sta lavorando anche per il dopo, quando, terminata l’emergenza, l’economia avrà bisogno di essere spinta a ripartire.

 

 

In questo senso viaggia l’interessante proposta del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il quale ha dato alcune indicazioni sulle idee in fase di valutazione per rilanciare l’economia, tanto colpita dall’attuale crisi sanitaria. Il Ministero intende evitare sovrapposizioni nelle politiche economiche, e, ove possibile, si provvederà quindi a potenziare le misure già esistenti.


Tra le altre misure, particolarmente interessante per il comparto dell’energia, dell’edilizia e della climatizzazione è l’intenzione di potenziare l’ecobonus. “Una misura che con la detrazione al 65%  ha incrementato enormemente gli investimenti nell’edilizia che è uno dei nostri pilastri produttivi. Un settore fortemente in crisi da tanti anni che, da un lato, si può rivitalizzare semplificando le opere pubbliche, dall’altro si può spingere – ha spiegato il Ministro Patuanelli - portando al 100% la detrazione per l’efficienza energetica e accompagnandola con lo sconto in fattura. Forse proprio questa è la misura di shock economico più importante che possiamo mettere in campo. Nel contempo, dovremmo calibrare con attenzione dei meccanismi di salvaguardia per le piccole imprese per garantire che lo sconto in fattura non incida sulla loro liquidità.”

 

La proposta è sicuramente interessante, ma alcuni punti hanno suscitato perplessità in molte associazioni di categoria: se infatti il potenziamento dell’Ecobonus è un’opzione auspicabile, dovrebbero essere modificate anche le modalità con cui esso viene erogato.

 

Alcune delle proposte sono, ad esempio:

- ridurre da 10 a 5 anni l’orizzonte temporale entro cui le detrazioni possano essere recuperate dal privato, rendendo appetibili gli interventi incentivati anche per le persone non particolarmente giovani
- eliminare la ritenuta d’acconto dell’8% , correggendo un sistema che dopo l’introduzione della fatturazione elettronica ha perso ragion d’essere;

- abbandonare qualsiasi proposito di reintrodurre lo sconto in fattura, evitando una misura solo all’apparenza vantaggiosa, ma che nella realtà porta all’aumento dei prezzi per i clienti finali e del debito pubblico dello Stato.

 

Infine, un’altra azione che porterebbe fondamentali benefici sarebbe la stabilizzazione dell’Ecobonus che, oltre ad aiutare il settore dell’edilizia, consentirebbe ai privati di organizzare i propri investimenti in relazione a un arco di tempo più ragionevole.


Ma chiudendo il “capitolo Ecobonus”, vi sono molte altre idee che attendono di essere valutate. Sono infatti sul piatto anche delle novità per il settore delle rinnovabili, per le quali si parla soprattutto di semplificazione (semplificazione della valutazione diimpatto ambientale, ecc.).

 

Si pensa inoltre ad un ampliamento degli incentivi 4.0, dedicati alle imprese che investono in innovazione; al reshoring delle imprese, cioè il rientro delle aziende che nel tempo hanno delocalizzato i propri impianti; ad uno sconto diretto alle aziende danneggiate mediante anticipi di liquidità; ad una legge speciale per cantierizzare immediatamente gli investimenti, sul modello Genova.

 

Confindustria chiede inoltre misure volte a garantire liquidità alle imprese, precondizione essenziale per aiutare le imprese in questa fase di transizione e criticità economica. Tra le soluzioni delineate da Confindustria, il potenziamento delle attività del Fondo di garanzia per le Pmi e la possibilità per le imprese - che si trovino in condizioni di comprovata e temporanea difficoltà, con cali di fatturato a due cifre e con l’obiettivo di tutelare le prospettive di continuità aziendale - di richiedere una procedura speciale che consenta loro di dilazionare, in un maggior lasso temporale (10 anni) rispetto a quello vigente, il pagamento dei debiti tributari, prima dell’avvio di azioni accertative o esecutive, senza applicazione di sanzioni.

 

In conclusione, le proposte sul tavolo sono tante e tutte ugualmente interessanti. Non ci resta che attendere e vedere quali saranno le decisioni prese.