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Carrier high speed screw 1

 

Mentre tutte le istituzioni, oltre al comune rispetto per l’ambiente, spingono verso l’utilizzo di refrigeranti con basso GWP, l’industria del condizionamento si trova ad affrontare il difficile compito di trovare un’alterantiva a lungo termine valida e non infiammabile per i gas attualmente in uso.


Se R32 ed R466A possono essere considerati una buona soluzione nell’immediato, il loro GWP (che si aggira tra i 500 e i 700) risulta infatti ancora troppo elevato per considerarli una risposta definitiva: gli esperti del settore hanno stimato che al termine della fase globale di phase-down il potenziale di riscaldamento globale dei refrigeranti dovrebbe attestarsi al di sotto di 400.
Inoltre la loro infiammabilità non li rende adatti ad applicazioni di grandi dimensioni.


Quale può essere quindi la soluzione?


Al momento pare che la strada più promettente possa essere quella degli HFO, sostanze a bassissimo GWP e che, in alcuni casi, non risultano infiammabili all’interno delle condizioni di utilizzo. Particolarmente interessanti in questo senso sembrano essere le prestazioni di alcuni gas, tra cui citiamo ad esempio R1336mzz(Z), già utilizzato come componente principale del R514A, ed R1336mzz(E), il cui GWP si attesta intorno a 30.


Il problema, in questo caso, risultano essere le dimensioni: questi gas lavorano infatti a pressioni molto basse che, utilizzando i normali compressori alternativi o scroll, al fine di mantenere la stessa capacità di raffreddamento del R410A, necessiterebbero di un incremento eccessivo nella taglia degli apparecchi.


Per questo motivo i produttori si stanno muovendo verso lo sviluppo di una nuova tipologia di compressori ad alta velocità che, pur lavorando con pressioni ridotte, siano in grado di garantire una portata sufficiente di refrigerante.


In questo ambito pare che i risultati migliori possano essere garantiti dai compressori a vite che, non avendo componenti di sbilanciamento come pistoni, contrappesi, valvole di scarico, anelli Oldham, palette, ecc si adattano perfettamente all’utilizzo ad alta velocità e alta portata.
E, bisogna ammetterlo, i risultati dei primi test in questo ambito, resi noti da alcune case costruttrici, sono promettenti: se infatti questi sistemi ancora non uguagliano le prestazioni dei sistemi con R410A, la differenza da colmare risulta essere inferiore al 10%. Un’impresa che non pare certo impossibile per una tecnologia che si ritrova ai primi stadi del suo sviluppo.

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