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norma uni 10200

 

Come sicuramente ricorderete, il Decreto Legislativo del 4 luglio 2014 n°102, attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, ha introdotto rilevanti novità per quanto riguarda il riscaldamento centralizzato dei condomini. La finalità della legge è stata quella di favorire il contenimento dei consumi energetici e, nel perseguire tale obbiettivo, ha introdotto due importantissime novità inerenti la contabilizzazione dei consumi individuali e la suddivisione delle spese.


Per quanto riguarda il primo punto la norma ha imposto, in tutti i condomini dotati di riscaldamento centralizzato, l'installazione di contatori di calore e di acqua calda sanitaria, oltre ad idonei dispositivi di termoregolazione (centraline o valvole termostatiche). In questo modo gli abitanti delle varie unità immobiliari, potendo regolare in autonomia la temperatura del proprio appartamento, pagheranno in proporzione al consumo reale e evitando di contribuire a finanziare eventuali inefficienze dei "vicini".


Inutile dire che l’adeguamento degli impianti ha generato diverse difficoltà: non tutti hanno accettato di buon grado la spesa e molti condomini hanno temporeggiato ben oltre il dovuto, ma alla fine la situazione si è normalizzata.
Il secondo punto riguardava invece la suddivisione delle spese per cui ilo decreto rimanda alla metodologia descritta nella norma UNI 10200. In breve questa norma prevede la suddivisione delle spese per il condizionamento in due quote:

1. consumo volontario
2. consumo involontario

Mentre pare inutile soffermarsi sul primo punto, il secondo necessita di un piccolo chiarimento. Come suggerisce la parola "involontario", questa componente energetica rappresenta le dispersioni delle tubazioni che, trasportando il fluido termovettore (l'acqua calda del riscaldamento) ai vari piani, cedono calore ai muri ed agli ambienti attraversati, anche se le valvole dei radiatori sono chiuse. Tale calore non è regolabile dagli utenti, che però ne beneficiano in quanto riscalda le pareti dell'edificio e, di conseguenza, le unità abitative.


La suddivisione delle spese per il condizionamento deve quindi essere calcolata in base agli effettivi consumi registrati dal sistema di contabilizzazione, sommati ad una quota, relativa al consumo involontario, individuata in funzione dei millesimi di fabbisogno di riscaldamento. La definizione di questa quota è l’oggetto del contenuto della UNI 10200.


Quello che però sembra semplice e lineare ha generato non poche difficoltà.


Il problema più rilevante è stato senza dubbio quello legato alle unità immobiliari ad occupazione saltuaria, come ad esempio le case per vacanze o le seconde case. In queste abitazioni infatti, che in genere non sono abitate costantemente durante tutta la stagione di riscaldamento, la caldaia viene accesa solo occasionalmente, mentre per il resto del tempo resta spenta o mantenuta in antigelo a bassa temperatura. Tuttavia, se nel condominio è presente anche un solo abitante, la sua presenza è sufficiente per far riscaldare buona parte della rete di distribuzione. Ne deriva che i consumi effettivi sono estremamente ridotti, mentre l'incidenza delle perdite di rete, che determinano la quota di calore involontario, tende ad aumentare. E l'aumento è tanto maggiore, tanti più sono gli appartamenti inutilizzati. In questa situazione il consumo involontario (ovvero le perdite del sistema), se calcolato preliminarmente mediante i criteri forniti, poteva risultare superiore al consumo totale, determinando così consumi volontari negativi e ponendo il progettista di fronte ad un assurdo energetico.


Prendendo atto di questa problematica, oltre che di altre di carattere minore, è stata quindi avviata qualche tempo fa una fase di inchiesta pubblica che ha portato la CT271, la Commissione Tecnica "Contabilizzazione del Calore", a revisionare e dunque a riscrivere la norma UNI 10200, migliorandola nei punti contestati.


La nuova versione UNI 10200:2018 è infine entrata in vigore l’11 ottobre scorso, sostituendo la versione 2015 nella definizione dei criteri di ripartizione delle spese per gli impianti termici centralizzati di climatizzazione invernale, estiva e produzione di acqua calda sanitaria.


Ma quali sono state, nel dettaglio, le modifiche apportate?


Possiamo citare in modo conciso le seguenti:

- La razionalizzazione e l’ottimizzazione della procedura di calcolo di ripartizione;
- L’introduzione della ripartizione delle spese anche nel caso di climatizzazione estiva o raffrescamento;
- L’introduzione di una metodologia di calcolo valida per la ripartizione delle spese per gli edifici ad utilizzazione discontinua o saltuaria;
- Una descrizione approfondita delle condizioni di utilizzo dei ripartitori di calore nel rispetto della UNI EN 834;
- L’aggiunta di nuove indicazioni specifiche relative alla procedura di calcolo di ripartizione per alcuni casi particolari: come ad esempio nel caso di tubazioni correnti nelle unità immobiliari o per condominii articolati in più fabbricati;
- L’introduzione di nuova una gerarchia a 4 livelli per l’individuazione della potenza dei corpi scaldanti come prevista delle UNI EN 442-2 e UNI EN 834;
- L’introduzione delle modalità di valutazione per i fabbisogni dell’edificio e della singola unità immobiliare e per le perdite di distribuzione (Appendice D).


Sembra che queste modifiche possano finalmente risolvere i problemi riscontrati in questi anni, ma un giudizio definitivo potrà essere dato solo dagli addetti ai lavori, che presto si cimenteranno nell’applicazione di questa nuova versione della norma.


Ing. Alfero Daniele
Collaboratore tecnico
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