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riqualificazione energetica

 

Il 29 marzo 2011 è entrato in vigore il D.Lgs. n.28/2011, il cosiddetto “Decreto Rinnovabili”, che ha avuto profonde ripercussioni sul settore termoidraulico. Il provvedimento, in attuazione della Direttiva 2009/28/CE e nel rispetto dei criteri stabiliti dalla Legge 4 giugno 2010 n. 96, ha definisce strumenti, incentivi e quadro istituzionale necessari al raggiungimento degli obiettivi fino al 2020 in materia di energie rinnovabili.

Tra i vari articoli ve ne sono due in particolare che devono essere segnalati:

- l’art. 15, che istituisce la figura di “Installatore e manutentore straordinario di fonti di tecnologie energetiche alimentate da fonti rinnovabili”, di cui abbiamo già parlato ampiamente in precendenti articoli (https://www.professionalteam.biz/normative-statali/501-patentino-fer-facciamo-chiarezza.html )

- l’art.11, che prevede specifici requisiti energetici da rispettare in caso di nuova costruzione o ristrutturazione di un edificio, argomento sul quale vogliamo concentrarci oggi.

Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio il contenuto dell’art. 11.
Questo prevede che, in caso di nuova costruzione (anche a seguito di demolizione) o ristrutturazione rilevante (edifici esistenti con superficie utile superiore a 1000 m² in cui si eseguono opere di rinnovamento integrale degli elementi costituenti l’involucro edilizio), gli impianti di produzione dell’energia termica debbano essere progettati in modo da coprire il fabbisogno energetico complessivo richiesto dall’immobile per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento, con le seguenti percentuali di energia proveniente da fonti rinnovabili:

  • 20% se la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 31 maggio 2012 al 31 dicembre 2013;
  • 35% se la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016;
  • 50% se il pertinente titolo edilizio è stato rilasciato dal 1° gennaio 2017. Quest’ultimo obbligo è slittato al 1° gennaio 2018, in base al “Decreto Milleproroghe” 2017.


Quanto sopra vale per tutti gli edifici privati a meno di alcune eccezioni: nei centri storici (zone A del D.M. n. 1444/1968), ad esempio le percentuali sono ridotte del 50%, metre sono esclusi dagli obblighi  gli edifici tutelati dal Codice dei Beni Culturali (Parte seconda e art. 136, comma 1, lettere b) e c)) e quelli tutelati dagli strumenti urbanistici, qualora il progettista evidenzi che l’introduzione delle rinnovabili comporti un’alterazione incompatibile con il valore storico e artistico dell’edificio. Altro casp di esclusione è quello in cui l’edificio sia allacciato ad una rete di teleriscaldamento che copra l’intero fabbisogno di calore per il riscaldamento degli ambienti e la fornitura di acqua calda sanitaria.


Per quanto riguarda gli edifici pubblici, invece, tutte le percentuali indicate sono incrementate del 10%.


E’ inoltre interessante sottolineare che, ferme restando le norme in materia di distanze minime tra gli edifici e di protezione del nastro stradale, i progetti di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni rilevanti che incrementano di almeno il 30% le percentuali di fonti rinnovabili indicate dal decreto, hanno diritto ad un bonus volumetrico del 5% (art. 12, comma 1).


Per concludere pare opportuno fare un’ultima precisazione. Fino ad ora abbiamo parlato genericamente di “fonti rinnovabili”, ma, in concreto, quali sono le soluzioni impiantistiche utilizzabili per ottemperare agli obblighi?
Pannelli solari termici e fotovoltaici sono la soluzione più ovvia, insieme alle pompe di calore ed alle caldaie a biomassa, fino ad arrivare ad impianti geotermici, microidroelettrici o microeolici. E’ pero importante ricordare che gli obblighi del decreto non possono essere assolti con un impianto che produca la sola energia elettrica.


Ing. Alfero Daniele
Collaboratore Tecnico
Professional Team srl

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