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Arrangiarsi è un’arte e i termoidraulici, com’è noto, in quest’arte sono senz’altro maestri. Che sia infatti per necessità o per attitudine mentale, chi svolge questo lavoro è quasi sempre in grado di risolvere tutte le difficoltà tecniche che si trova davanti, siano esse legate direttamente al suo lavoro o meno. Se però questa capacità viene spesso utile, ci sono ambiti dove è sempre bene non improvvisarsi, anche se la fiducia in sé stessi può portare a sottovalutare la situazione. Uno di questi ambiti è senza dubbio quello legato all’impianto elettrico, che, se “maneggiato” con imprudenza, può portare ad incidenti gravi e spesso letali.


Per questo la normativa associa all’impiego o alla semplice presenza di energia elettrica all’interno di un qualsiasi ambiente un rischio per la sicurezza delle persone, comunemente chiamato “rischio elettrico”, definito, ai sensi del D.Lgs. 81/08 e s.m.i., come “il rischio derivante dal contatto diretto o indiretto con una parte attiva non protetta di un impianto elettrico, così come il rischio d’incendio o esplosione derivanti dal pessimo stato di manutenzione o dall’imperizia nell’impiego di impianti e strumentazione”.


Per evitare tale rischio, il D.Lgs. 81/08 e le norme CEI sottolineano la necessità che vi sia la messa in sicurezza delle linee e degli impianti attraverso la costante manutenzione e che gli interventi siano effettuati esclusivamente da personale qualificato per i lavori elettrici.


È obbligo del datore di lavoro valutare i rischi di natura elettrica dovuti alla presenza di impianti ed apparecchi elettrici, oltre che con l’attività ad essi connessa. Il singolo artigiano non è ovviamente tenuto ad una valutazione puntuale, tuttavia in questo caso, per la sua stessa sicurezza, è bene ponga ugualmente attenzione alla questione. In base alla valutazione si distinguono il soggetto esposto, che può essere il semplice utilizzatore oppure l’operatore, ovvero colui che ha la prerogativa di svolgere un “lavoro elettrico”, definito, secondo la norma CEI 11-27 come “un intervento su impianti o apparecchio con accesso alle parti attive (sotto tensione o fuori tensione) nell’ambito del quale, se non si adottano misure di sicurezza, si è in presenza di un rischio elettrico”.


Mentre nel primo caso la persona dovrebbe essere tutelata dalla semplice conformtià alla regola d’arte degli impianti, nel secondo la valutazione del rischio deve considerare l’ambito di intervento dell’operatore ed il suo addestramento. Con riferimento all’allegato IX del D.Lgs. 81/08, il “lavoro elettrico” si divide in varie categorie a seconda delle distanze interposte tra il lavoratore (con il proprio corpo o con un attrezzo isolante o conduttore) e le parti attive, in base al livello di tensione.

 pes pav1


La norma CEI 11-27 prevede che, nel caso dei lavori elettrici, gli addetti siano qualificati per poter operare sugli impianti. Le qualifiche previste dalla normativa vigente sono le seguenti:

• PES (Persona Esperta): soggetto che ha un’istruzione in merito all’impiantistica ed alla normativa elettrica ed ha esperienza di lavori elettrici ed è in grado di organizzare ed eseguire in autonomia i lavori elettrici fuori tensione;
• PAV (Persona Avvertita): soggetto che ha le caratteristiche di un PES ma ad un livello inferiore; infatti non è in grado di affrontare in autonomia l’impostazione del lavoro e gli imprevisti. Può dunque lavorare da solo, ma soltanto dopo aver ricevuto le istruzioni da un PES per un determinato e specifico lavoro
• PEI (Persona Idonea): soggetto che ha le caratteristiche del PES ma ad un livello superiore, ovvero che ha le capacità di eseguire un lavoro elettrico sotto tensione in base alla capacità tecnica, formazione conseguita ed esperienza maturata.
• PEC (Persona Comune): soggetto comune, senza particolare conoscenza e formazione di natura elettrica, che possono eseguire lavori elettrici solo fuori tensione e sotto la supervisione di un PES o di un PAV.

pes pav2


Le precedenti qualifiche sono attribuite direttamente dal datore di lavoro in base alla prescrizione dell’Art. 18 Comma 1 lettera C, che stabilisce che il datore di lavoro è tenuto “nell’affidare i compiti ai lavoratori, a tenere conto delle capacità e delle condizioni generali degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza”.
La mancata valutazione del rischio elettrico, oltre alla mancata individuazione delle figure di PES, PAV e PEI, prevede una pena “salata” per il datore di lavoro che va dall’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 1.000€ a 6.400€ (Rif. Art. 87 Comma 2 lettera A del D.Lgs. 81/08).


Meglio quindi adempiere agli obblighi legislativi che, in questo caso specifico, sono sicuramente a vantaggio del lavoratore

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