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Oggi vogliamo parlare di un oggetto importantissimo, presente in moltissime abitazioni, ma a cui, almeno a livello normativo, non viene sicuramente data la giusta importanza. Come conseguenza di questa “disattenzione” centinaia di installatori si ritrovano quotidianamente a chiedersi come operare, come gestire talune situazioni poco limpide ed a cui non è semplice trovare una soluzione.  


Ebbene sì, per chi ancora non lo avesse capito, parliamo proprio di lui: lo scaldabagno a gas. 


Questo tipo di apparecchio, infatti, viene frequentemente citato da norme e provvedimenti indicando che non rientra nel campo di applicazione del testo in questione, ma, a ben vedere, non si ritrovano facilmente indicazioni a lui dedicate. Il primo esempio, quello più lampante, è relativo all’evacuazione dei prodotti della combustione: deve essere obbligatoriamente realizzata a tetto o è possibile scaricare a parete? 


Il decreto legislativo del 4 luglio 2014 ha introdotto alcune modifiche al DPR n. 412/93, concernente le disposizioni riguardanti l'evacuazione dei prodotti della combustione degli impianti termici. La legge stabilisce che gli impianti termici installati successivamente al 31 agosto 2013 devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, con sbocco sopra il tetto dell'edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente. Tale obbligo è esteso a tutte le tipologie di edifici, anche, ad esempio, alle villette unifamiliari  e non solo più agli edifici costituiti da più unità immobiliari. 


Nel sudetto decreto, per impianto termico si intende un impianto tecnologico  destinato  alla climatizzazione degli ambienti con o senza produzione di ACS o alla sola produzione  centralizzata  di acqua calda per gli stessi usi. Non sono tuttavia considerati impianti termici apparecchi quali :  stufe,  caminetti, radiatori individuali, scaldacqua unifamiliari.


In altre parole, non esiste nessuna legge che vieti esplicitamente lo scarico a parete degli scaldabagno, che quindi, fino all’uscita di nuovi provvedimenti, può essere eseguito a patto di rispettare le distanze indicate sulla UNI 7129. Si tratta però di una pratica molto pericolosa dal punto di vista legale, giacché, indipendentemente dalle norme specifiche, i fumi prodotti possono creare danni a cose o a persone (o comunque arrecare disturbo), tali da poter ingenerare controversie giudiziali, che, nei casi più gravi, potrebbero addirittura portare al profilarsi dell’accusa di reato ambientale. 


Qualche punto fermo sull’argomento, fortunatamente, lo si può trovare all’interno della UNI 7129, che pur non parlandone esplicitamente, almeno non lo esclude dal campo di applicazione, indicando di conseguenza che per l’installazione di questo tipo di apparecchi valgono le stesse prescrizioni relative all’installazione di una normale caldaia.

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